Una discarica abusiva di fronte al Brotzu

Discariche abusive, una malattia che colpisce molte delle zone del cagliaritano. È sufficiente uno spazio un po’ fuori mano, senza recinzione alcuna ed in pochissimo tempo si accumulano rifiuti di ogni genere. Lastre di eternit, elettrodomestici, copertoni di auto, materiale di riporto. Un esempio è la località che si trova dietro il cimitero di San Michele e che costeggia la via Giotto. Gli abitanti del quartiere si lamentano da anni, ma le risposte concrete tardano ad arrivare. Il Comune, dicono, ogni tanto manda qualcuno con una ruspa o pala meccanica per pulire, ma niente di più.

CAGLIARI – Lavatrici, scheletri di PC, materiale di riporto, alcune lastre di eternit, copertoni sparsi dappertutto. Ci sono tutti gli ingredienti per la ‘preparazione’ di una discarica come si deve. Peccato che alcuni cittadini sbaglino ‘pentolone’ e trasportino l’immondizia in zone, all’interno della città di Cagliari, non adibite a questa funzione. L’assenza di un esplicito cartello con su scritto ‘divieto di discarica’ non esime da alcuna responsabilità quanti si arrogano il diritto di scaricare lì il loro sudiciume.

Uno dei tanti esempi è la località che si trova dietro il cimitero di San Michele e che costeggia la via Giotto, quartiere Mulinu Becciu. Sull’area si affacciano numerose palazzine, ed i condomini non fanno salti di gioia, quando, aprendo le finestre, si trovano dinanzi ad una vera e propria raccolta di rifiuti. “La visuale non è delle migliori – sottolinea con rammarico Daniela, una giovane laureata che abita in uno dei palazzi della via Giotto – ma il problema più annoso è il rilascio delle sostanze inquinanti da parte del materiale abbandonato. Da diverso tempo ci sono anche delle lastre di eternit.”

Non si riesce a capire il motivo per cui, nonostante la gratuità del servizio adibito alla raccolta degli elettrodomestici, la gente si ostini a buttarli in spazi che si trasformano inevitabilmente in discariche abusive. Si sfoga in questi termini la signora Maria Teresa, casalinga, che abita nel quartiere da circa 27 anni. “Per tutto questo tempo abbiamo combattuto – sottolinea – ci siamo lamentati, ma come si può vedere nulla è cambiato. Ogni tanto videos hentai qualcuno dal comune viene con una pala meccanica e pulisce, peccato che il più delle volte si faccia il mucchietto e lo si disponga ai margini della strada sterrata.”

Fino ad un anno e mezzo fa la zona veniva controllata da un vigile in borghese, poi è andato in pensione e non è stato sostituito. “La sua presenza – afferma il signor Pasquale, pensionato – fungeva da deterrente. Molti sono stati colti in flagrante ed hanno pagato una multa salatissima. Altre volte siamo stati noi a farli scappare per evitare che scaricassero i rifiuti da queste parti.” I condomini non nascondono di avere il dente avvelenato. Ai ritardi del Comune qualcuno ha dovuto provvedere alla pulizia attraverso privati. L’amministrazione ogni tanto si ricorda di loro, sottolineano, ed interviene con le ruspe evitando che le macerie si accumulino. Ma non basta perché il fenomeno si ripete ciclicamente e per porvi rimedio bisogna ottenere una risposta concreta da parte del Comune. Un appello, inoltre, alla coscienza civile dei cittadini, che alle volte fanno un po’ come pare a loro.

Pescherecci speronati dalla Marina militare, ma nessuno paga i danni

La Marina italiana sperona due barche e non paga i danni. Chi risarcisce i pescatori costretti a tenere agli ormeggi i loro strumenti di lavoro? L’interrogativo che il Comitato sardo Gettiamo le Basi si pone a seguito dello speronamento subito da due imbarcazioni dalla Marina militare nelle acque di Teulada e Sant’Anna Arresi. Preoccupante, sottolineano, è il disagio e il costo altissimo che i due pescatori stanno pagando per essere costretti a lasciare agli ormeggi le imbarcazioni che costituiscono il loro strumento di lavoro e la fonte che permette il sostentamento delle famiglie.

TEULADA – Nel silenzio della classe politica sarda si consuma l’ennesimo sopruso ai danni dei pescatori del Sulcis in lotta per il diritto al lavoro in sicurezza e alla bonifica del mare usato da 50 anni come teatro di guerre simulate, “giocate” con vero munizionamento da guerra.
Nel corso di un sopralluogo effettuato nella mattina del 31 marzo, sottolineano dal Comitato sardo Gettiamo le Basi, è stato possibile constatare i danni subiti dalle due imbarcazioni speronate dalla Marina italiana nell’inqualificabile tentativo d’interferire e spezzare la manifestazione di protesta indetta dalle marinerie di Teulada e Sant’Anna Arresi il 9 marzo 2005 nelle acque sottoposte a schiavitù militare.

Per ora non entriamo nel merito dell’atto intollerabile compiuto dalla Marina, sottolineano in un comunicato, in totale dispregio del diritto democratico di protesta e in totale noncuranza dei diritti basilari alla sicurezza e all’incolumità. Ci limitiamo al costo economico, pertanto, invitiamo il ministero della Difesa a riconoscere le gravissime responsabilità della Marina e a provvedere al più presto a risarcire i danni materiali subiti dalle due imbarcazioni e dai proprietari, come impongono le regole di una corretta convivenza civile e come impone il codice del mare.

Invitiamo la classe politica sarda a recepire e tutelare, perlomeno, il diritto dei pescatori gravemente danneggiati dall’azione della Marina al fine di ottenere il giusto risarcimento economico. Auspichiamo che la classe politica recepisca le variegate videos incesto implicazioni della lotta delle marinerie di Teulada e Sant’Anna, vada oltre le parole di solidarietà, individui e utilizzi tutti gli strumenti adeguati a dare concretezza alle sacrosante rivendicazioni dei pescatori e del popolo sardo che chiedono di liberare e decontaminare il mare sottoposto a sequestro militare.