Il Costume tradizionale
Il costume femminile di San Giovanni in Fiore è riuscito grazie al testardo orgoglio delle donne ("pacchiane") che lo indossano, a sopravvivere sino ai nostri giorni, fornendoci in tal modo un'ultima testimonianza diretta a suo riguardo, grazie alla quale è stato possibile riuscire a cogliere la penultima mutazione che ha caratterizzato nel tempo, questo vestito. Infatti tempo addietro il costume, realizzato con tessuti meno ricercati, era dotato di una gonna di lunghezza maggiore (quasi fino alle caviglie) rispetto all'attuale, così come pure le maniche del "curpiettu", giungevano fino ai polsi e avevano le "mustre", ovvero i risvolti più corti, e quelle della "cammisa" di uguale misura, erano chiuse da bottoni.
Non è possibile conoscere con certezza il motivo o i motivi che hanno generato queste mutazioni, forse una maggiore austerità nei costumi del tempo, o magari una maggiore asprezza del territorio che costringeva le donne a proteggersi in maniera più accurata. In ogni caso questo tradizionale vestito sotto l'apparente condizione di immutabilità , continua a subire ancora, delle piccole modifiche, la biancheria intima di un tempo (maglie, mutande, calze) ad esempio, è stata praticamente soppiantata da quella che viene offerta oggi giorno dai negozi, è possibile notare inoltre, una certa licenza nell'esecuzione dei ricami, nelle soluzioni sartoriali, e negli acquisti degli accessori, ad esempio una gonna chiusa da una fila di bottoni a pressione, e anche scarpe ortopediche dai morbidi plantari e dalle fogge più moderne. La cosa non può stupire più di tanto, dato che è perfettamente normale che anche queste donne, pur restando "aggrappate" in un certo qual modo al passato, abbiano subito il fascino del progresso, in nome forse, del nuovo ed apprezzato comfort.
La pettinatura con i “nurura”
La pettinatura è la caratteristica principale del costume. Si tratta di un'acconciatura piuttosto atipica che si ottiene dividendo la capigliatura in quattro parti, due delle quali vengono disposte sulle tempie, e le altre lateralmente sulla nuca. Le ciocche anteriori vengono intrecciate, attorcigliate, e annodate per mezzo degli stessi capelli, ottenendo in questo modo i così detti "nurura"; mentre le ciocche posteriori chiamate "jette", vengono intrecciate in maniera piuttosto rada. Per fissare queste ultime si usano delle cordicelle di lana intrecciate, di solito in tinta scura, dette "gnettaturu" e "supragnettaturu".
La pettinatura è la caratteristica principale del costume. Si tratta di un'acconciatura piuttosto atipica che si ottiene dividendo la capigliatura in quattro parti, due delle quali vengono disposte sulle tempie, e le altre lateralmente sulla nuca. Le ciocche anteriori vengono intrecciate, attorcigliate, e annodate per mezzo degli stessi capelli, ottenendo in questo modo i così detti "nurura"; mentre le ciocche posteriori chiamate "jette", vengono intrecciate in maniera piuttosto rada. Per fissare queste ultime si usano delle cordicelle di lana intrecciate, di solito in tinta scura, dette "gnettaturu" e "supragnettaturu".
Il “Rituartu”
Questo è il nome del copricapo, da cui generalmente prende il nome l'intero costume. Confezionato esclusivamente in lino ritorto di colore bianco, ha una larghezza di 30 centimetri per 125, si ottiene mediante un complicato lavoro di piegatura fatta a mano ed è fissato nella parte posteriore della testa per mezzo di uno spillone. Un tempo, quando la donna era colpita da un grave lutto, usava tingere il "rituortu" di nero che così assumeva il nome di "manniele", se invece la condizione luttuosa non era così grave sovrapponeva al normale copricapo un velo nero definito "mannarella".
Gioielli tradizionali legati al costume
I gioielli di un tempo erano parte fondamentale del costume tradizionale, soprattutto di quello festivo, difatti, nei giorni delle principali ricorrenze festive, la donna sfoggiava sul vestito migliore i gioielli in suo possesso, che tra l'altro avevano la funzione di indicare pubblicamente la sua condizione sociale, ossia il suo legame matrimoniale o comunque il suo ruolo di fidanzata. I gioielli difatti entravano a far parte dell'esistenza della donna nel momento in cui li riceveva in dono, dal fidanzato e dalla famiglia di questi, nel giorno del consolidamento ufficiale del loro rapporto.
La sposa riceve in dono la "parata", è la suocera che pone al collo della donna la collana, ed è il fidanzato che le infila gli orecchini. L'oro rimane alla futura sposa fino a qualche giorno prima del matrimonio per poi essere restituito alla famiglia del fidanzato, che poi lo rimanda, uno o due giorni prima delle nozze, insieme al costume da indossare per la cerimonia, riposto in un canestro, detto "gistiellu", sistemato su una bambola di cacio con l'aggiunta della "perna", se le condizioni lo permettono, e di una pietra di sale".
La vicenda dell'oro riguarda anche l'estrema fase della vita, vale a dire la morte, difatti, quando una donna veniva colpita da un grave lutto, manifestava il suo stato d'animo anche attraverso i gioielli. In tale evenienza la splendida "parata", sinonimo di vitalità e gioia di vivere (non a caso se ne faceva sfoggio nei giorni di festa), era sostituita con orecchini, spilla e spillone contrassegnati da una pietra nera, simbolo del lutto. Alcuni dei gioielli più usati col costume sono: il "cuncìertu" è un'altra collana d'oro formata da una o più catene trattenute, al centro, da un grosso medaglione con pendenti, ornato con foglie, fiori e con pietre colorate (quasi sempre rosse o verdi), e da altre placche, più piccole del medaglione centrale, sempre decorate con motivi e pietre che richiamano quelli della collana. La funzione estetica del "cucìertu" era molto particolare, sembra infatti che fosse stato concepito per essere disposto sul petto della donna, precisamente sul pezzo del costume chiamato "cammisola", in tal modo veniva a risaltare ancor di più, la magnificenza del costume e della donna che lo indossava. Gli spilloni e le spille; i primi che costituiscono un ornamento da testa, hanno lo scopo pratico di fissare il copricapo del costume all'acconciatura, questi quindi, possono essere definiti come "ferma rituorti", ed ogni donna ne doveva indubbiamente possedere almeno uno, a prescindere dalle diverse fogge e qualità. La spilla che viene usata per ornare il copricapo nella parte anteriore all'altezza della fronte, era utilizzata unicamente dalle "pacchiane" ossia le ragazze che indossano il costume solo nel periodo del Carnevale, in nessun caso una donna col "rituortu" avrebbe messo in tale punto un gioiello, poiché sarebbe stato di pessimo gusto, e poco confacente al loro dignitoso e austero atteggiamento. Le spille invece, che erano usate dalle nostre donne a chiaro scopo decorativo, erano quelle poste sul petto sopra il ricamo della "'ncollerata". Queste potevano essere di vari tipi: il tipo certamente più diffuso è quello denominato "matrò" o "motrò" in oro, ha forma rettangolare, è caratterizzata da una miniatura realizzata in smalto, alcune volte abbellita da decorazioni sempre in oro, di foglie e motivi floreali, con l'aggiunta di piccole pietre colorate; abbiamo poi il "pumaroru" spilla di notevoli dimensioni a forma circolare, in oro, abbellita da alcune pietre. Si utilizzavano, nel caso dei gioielli, soltanto quelli considerati veramente indispensabili; quindi collane e spille che sapevano conferire una certa eleganza, mettendo al contempo discretamente in rilievo, alcuni dei punti più importanti del costume e del corpo della donna; e gli orecchini che scintillando facevano capolino tra i "nurura" della pettinatura.
Questo è il nome del copricapo, da cui generalmente prende il nome l'intero costume. Confezionato esclusivamente in lino ritorto di colore bianco, ha una larghezza di 30 centimetri per 125, si ottiene mediante un complicato lavoro di piegatura fatta a mano ed è fissato nella parte posteriore della testa per mezzo di uno spillone. Un tempo, quando la donna era colpita da un grave lutto, usava tingere il "rituortu" di nero che così assumeva il nome di "manniele", se invece la condizione luttuosa non era così grave sovrapponeva al normale copricapo un velo nero definito "mannarella".
Gioielli tradizionali legati al costumeI gioielli di un tempo erano parte fondamentale del costume tradizionale, soprattutto di quello festivo, difatti, nei giorni delle principali ricorrenze festive, la donna sfoggiava sul vestito migliore i gioielli in suo possesso, che tra l'altro avevano la funzione di indicare pubblicamente la sua condizione sociale, ossia il suo legame matrimoniale o comunque il suo ruolo di fidanzata. I gioielli difatti entravano a far parte dell'esistenza della donna nel momento in cui li riceveva in dono, dal fidanzato e dalla famiglia di questi, nel giorno del consolidamento ufficiale del loro rapporto.
La sposa riceve in dono la "parata", è la suocera che pone al collo della donna la collana, ed è il fidanzato che le infila gli orecchini. L'oro rimane alla futura sposa fino a qualche giorno prima del matrimonio per poi essere restituito alla famiglia del fidanzato, che poi lo rimanda, uno o due giorni prima delle nozze, insieme al costume da indossare per la cerimonia, riposto in un canestro, detto "gistiellu", sistemato su una bambola di cacio con l'aggiunta della "perna", se le condizioni lo permettono, e di una pietra di sale".
La vicenda dell'oro riguarda anche l'estrema fase della vita, vale a dire la morte, difatti, quando una donna veniva colpita da un grave lutto, manifestava il suo stato d'animo anche attraverso i gioielli. In tale evenienza la splendida "parata", sinonimo di vitalità e gioia di vivere (non a caso se ne faceva sfoggio nei giorni di festa), era sostituita con orecchini, spilla e spillone contrassegnati da una pietra nera, simbolo del lutto. Alcuni dei gioielli più usati col costume sono: il "cuncìertu" è un'altra collana d'oro formata da una o più catene trattenute, al centro, da un grosso medaglione con pendenti, ornato con foglie, fiori e con pietre colorate (quasi sempre rosse o verdi), e da altre placche, più piccole del medaglione centrale, sempre decorate con motivi e pietre che richiamano quelli della collana. La funzione estetica del "cucìertu" era molto particolare, sembra infatti che fosse stato concepito per essere disposto sul petto della donna, precisamente sul pezzo del costume chiamato "cammisola", in tal modo veniva a risaltare ancor di più, la magnificenza del costume e della donna che lo indossava. Gli spilloni e le spille; i primi che costituiscono un ornamento da testa, hanno lo scopo pratico di fissare il copricapo del costume all'acconciatura, questi quindi, possono essere definiti come "ferma rituorti", ed ogni donna ne doveva indubbiamente possedere almeno uno, a prescindere dalle diverse fogge e qualità. La spilla che viene usata per ornare il copricapo nella parte anteriore all'altezza della fronte, era utilizzata unicamente dalle "pacchiane" ossia le ragazze che indossano il costume solo nel periodo del Carnevale, in nessun caso una donna col "rituortu" avrebbe messo in tale punto un gioiello, poiché sarebbe stato di pessimo gusto, e poco confacente al loro dignitoso e austero atteggiamento. Le spille invece, che erano usate dalle nostre donne a chiaro scopo decorativo, erano quelle poste sul petto sopra il ricamo della "'ncollerata". Queste potevano essere di vari tipi: il tipo certamente più diffuso è quello denominato "matrò" o "motrò" in oro, ha forma rettangolare, è caratterizzata da una miniatura realizzata in smalto, alcune volte abbellita da decorazioni sempre in oro, di foglie e motivi floreali, con l'aggiunta di piccole pietre colorate; abbiamo poi il "pumaroru" spilla di notevoli dimensioni a forma circolare, in oro, abbellita da alcune pietre. Si utilizzavano, nel caso dei gioielli, soltanto quelli considerati veramente indispensabili; quindi collane e spille che sapevano conferire una certa eleganza, mettendo al contempo discretamente in rilievo, alcuni dei punti più importanti del costume e del corpo della donna; e gli orecchini che scintillando facevano capolino tra i "nurura" della pettinatura.
Riferimenti bibliografici
I testi di questa sezione sono tratti dalla tesi di Laurea "San Giovanni in Fiore: il costume popolare e i suoi ornamenti" presentata presso l'Università degli Studi della Calabria dalla Dott.ssa Nadia Guglielmelli.


