La "Fràssia"
Il periodo che precedeva il Carnevale, a San Giovanni in Fiore, era intenso nei preparativi; si andava alla ricerca di costumi con i quali ci si sarebbe mascherarti, si preparavano dolci, si mettevano in ammollo i lupini ma soprattutto, alcuni si dedicavano alla composizione di stornelli e fràssie che avrebbero eseguito durante i tre giorni di Carnevale ("Tri jurni"). La fràssia rappresentò e caratterizzò a lungo il Carnevale a San Giovanni in Fiore, poiché appassionò l'intera popolazione, divenendo attrattiva principale e sostituendo del tutto, intorno agli anni '20, quella che sino a poco tempo prima era stata una tradizione più antica, vale a dire il Corteo Carnevalesco. La fràssia è una rappresentazione burlesca e popolare, che trova spazio esclusivamente nel contesto carnevalesco rappresentando forse l'unica occasione per rivolgersi ai potenti, rimproverandone le prevaricazioni e le angherie, con essa si riferivano a Carnevale i fatti più rilevanti che si erano verificati nel corso dell'anno, mettendo alla berlina persone, famiglie e partiti politici.
Caratteristica fondamentale è che la fràssia da sempre viene composta e cantata da elementi del mond
o operaio e contadino. La conoscenza di tutto ciò che accadeva durante l'anno soprattutto in paese ma anche nel resto della Nazione era essenziale per chi volesse comporre una fràssia.
La fràssia, dunque, si basava su di una preparazione riguardante le esperienze di tutto un anno, e il suo autore, un po' per divertimento ma soprattutto per rivalsa, si adoperava nella composizione di versi che descrivessero i fatti più salienti avvenuti all'interno della Comunità. La maggior parte degli autori non si avvaleva della scrittura quindi il tutto era affidato alla memoria.
La fràssia oltre ad essere divertente costituiva un fatto di informazione e comunicazione, un evento difficilmente cancellabile dalla memoria popolare poiché descriveva e immortalava contesti del vivere sociale del popolo sangiovannese.
Significativi sono alcuni versi della fràssia di Giuseppe Mancina (eseguita nel 1983) ed intitolata "Brava gente chi ascoltati", nei quali si intravede l'essenza stessa delle fràssie e del Carnevale a San Giovanni in Fiore:
o operaio e contadino. La conoscenza di tutto ciò che accadeva durante l'anno soprattutto in paese ma anche nel resto della Nazione era essenziale per chi volesse comporre una fràssia.La fràssia, dunque, si basava su di una preparazione riguardante le esperienze di tutto un anno, e il suo autore, un po' per divertimento ma soprattutto per rivalsa, si adoperava nella composizione di versi che descrivessero i fatti più salienti avvenuti all'interno della Comunità. La maggior parte degli autori non si avvaleva della scrittura quindi il tutto era affidato alla memoria.
La fràssia oltre ad essere divertente costituiva un fatto di informazione e comunicazione, un evento difficilmente cancellabile dalla memoria popolare poiché descriveva e immortalava contesti del vivere sociale del popolo sangiovannese.
Significativi sono alcuni versi della fràssia di Giuseppe Mancina (eseguita nel 1983) ed intitolata "Brava gente chi ascoltati", nei quali si intravede l'essenza stessa delle fràssie e del Carnevale a San Giovanni in Fiore:
<<...Carnelevara è muortu l'avu fattu crepare,
Carnelevara è muortu l'avu fattu crepare,
ma cu se fràssie belle u facimu ritornare...>>.
Carnelevara è muortu l'avu fattu crepare,
ma cu se fràssie belle u facimu ritornare...>>.
La politica, così come la religione, non sono i soli aspetti trattati nelle fràssie ma una considerevole parte di esse si riferiscono ad argomenti più divertenti. Si tratta di repertori, basati su una forma di pettegolezzo. Sotto tiro sono soprattutto le donne con i loro modi di fare e di vestire, il loro aspetto e il loro comportamento sessuale, a cui si fa continuo riferimento. Numerose sono le fràssie che si occupano delle infedeltà coniugali per le quali s'inventano le situazioni più strane ma allo stesso tempo reali, facendo costantemente attenzione a non rivelare in modo palese i personaggi, dunque, sottintendendo tutti e tutto in senso metaforico,come in questi versi:
"U baccalau"
(scritta da P. Spina nel 1974)
La curpa è de lu baccalau
ca se trova rigalatu
chillu e l'atri và arrupannu
e lu sue se sta ammalannu.
che narrano le infedeltà di un marito, che trascura la moglie e dove il baccalà metaforicamente è sinonimo del sesso femminile.
Ogni fràssia ha il suo tempo e si sviluppa in quel contesto irripetibile in cui riveste una sua funzionalità strettamente collegata alla vita sociale di quel periodo oltre il quale perde di significato. Gran parte della documentazione riguardante le fràssie è andata distrutta o perduta: solo uno stretto numero di testi ci sono stati tramandati poiché gelosamente conservati dai fràssiari.
Ogni fràssia ha il suo tempo e si sviluppa in quel contesto irripetibile in cui riveste una sua funzionalità strettamente collegata alla vita sociale di quel periodo oltre il quale perde di significato. Gran parte della documentazione riguardante le fràssie è andata distrutta o perduta: solo uno stretto numero di testi ci sono stati tramandati poiché gelosamente conservati dai fràssiari.
Il FràssiaroLa figura più interessante del Carnevale sangiovannese era quella del fràssiaro, il quale si occupava di cantare e talvolta comporre la fràssia.
Il fràssiaro apparteneva alla classe subalterna, quindi era un contadino o un operaio. Oltre ad essere dotato artisticamente, poiché l'ispirazione poetica non doveva assolutamente mancargli, era spesso una persona maliziosa la cui forte sensibilità verso i problemi della comunità era forse la caratteristica principale che lo contraddistingueva e lo ispirava nel comporre. Nei giorni di Carnevale, il fràssiaro, si trasformava quasi in un eroe popolare, in quanto con il suo cantare ridava libertà e parola agli oppressi, per tale motivo nella maggior parte dei casi veniva stimato da tutti e riconosciuto come "uomo dal parlar chiaro".
Durante l'arco dell'anno egli stava attento alle diverse vicissitudini politiche e sociali del paese per carpirne ogni più piccola controversia, che poi avrebbe reso pubblica durante il Carnevale; anche il semplice pettegolezzo veniva annotato nella sua mente per poi essere successivamente trasformato in un momento di satira paesana. Tale figura finisce con l'assumere all'interno della società in cui vive un ruolo peculiare e funzionale, quello di informatore: la fràssia può essere considerata come una sorta di giornale cantato, che sopperiva alla mancanza dei comuni mezzi d'informazione e che il popolo attendeva con ansia.Riferimenti bibliografici
I testi di questa sezione sono tratti dalla tesi di Laurea "La Fràssia a San Giovanni in Fiore Per un'analisi Etnomusicologica" presentata presso l'Università degli Studi della Calabria nell'anno accademico 1996-97 nel corso di Laurea in DAMS, dalla Dott. Rosa Audia e che ha visto come relatore il Prof. Goffredo Plastino.


